La differenza tra maltrattare e trattare male un cane

Ho voluto scrivere questo articolo perché credo che molti proprietari di cani non si rendano conto di quanto possa essere semplice per questi animali percepirli come persone che li trattano male o addirittura li maltrattano.

Tra “trattare male” e “maltrattare” ci sono delle differenze importanti, anche se la linea che li separa è molto sottile e soggettiva (dal punto di vista del cane). Queste differenze portano a conseguenze diverse sia nella vita del cane che della famiglia in cui vive.

In una società in cui chi conosce il potere delle emozioni le usa costantemente per venderci oggetti perlopiù inutili con lo scopo di regalarci solo effimeri momenti di gioia, è purtroppo comune che l’importanza della comprensione delle emozioni dei cani sia spesso trascurata e perfino screditata dal proprietario medio.
Non accettare che i cani provino emozioni come noi, e non confrontarsi con esse, rende impossibile riconoscere i loro veri bisogni, e non permette di instaurare con loro una forte e sana relazione basata su empatia, rispetto, compassione.

Dopo queste premesse, vediamo quali sono le differenze tra “maltrattare” e “trattare male” un cane

Direi che queste differenze ruotano principalmente intorno a due parametri, la Frequenza con le quali vengono messe in atto azioni che causano disagio o sofferenza al cane, e la loro Intensità.

Si possono quindi identificare 4 macroaree:
1) Azioni negative poco frequenti e poco intense.
2) Azioni negative poco frequenti e molto intense.
3) Azioni negative molto frequenti e poco intense.
4) Azioni negative molto frequenti e molto intense.

Trattare male implica un atteggiamento irrispettoso verso un altro essere vivente senza necessariamente infliggere danni fisici o psicologici gravi e a lungo termine.
E’ perlopiù un comportamento sporadico o unico, derivante da un nostro momento di perdita di autocontrollo o dalla mancanza di empatia o comprensione verso il cane come il non capire il suo stato emozionale e di cosa ha bisogno in quel momento. In queste situazione, capita quasi sempre di usare un tono di voce troppo severo per ottenere qualcosa da lui, spintonandolo oppure dandogli un colpo o uno strattone di intensità medio-bassa.
Maltrattare, invece, è un comportamento più grave. Comporta azioni intenzionali che possono facilmente procurare una sofferenza o un danno significativo a livello psichico e/o fisico sempre con lo scopo di ottenere un certo comportamento dal maltrattato. Può facilmente procurare danni fisici nell’immediato e a medio/lungo termine ma è soprattutto sulla psiche che impatta in maniera decisa, profonda, a volte invisibile e incompresa sia dal maltrattato che da chi gli sta accanto.

In sostanza:
– “trattare male” può essere catalogato come un comportamento occasionale e poco intenso (punto 1);
– “maltrattare” comporta un abuso che può essere sporadico ma molto intenso (punto 2), come una sberla o un colpo di giornale sulle cosce del cane. Oppure può essere ricondotto a delle azioni che possono essere di ridotta o di alta intensità ma comunque applicate molto frequentemente (punti 3 e 4).

La sottile differenza tra maltrattare e trattare male un cane

Quando si vive a stretto contatto con un cane, diventa fondamentale comprendere le emozioni di base che lui sta provando soprattutto in alcuni particolari momenti della giornata.
Spesso, quelli che noi consideriamo dei comportamenti necessari e poco violenti per educarlo, in lui scatenano sentimenti di frustrazione, paura, rabbia e tristezza. Un cane maltrattato può sviluppare comportamenti aggressivi e difficoltà relazionali molto serie.
Essendo le nostre due specie molto diverse, la distinzione tra maltrattare e trattare male un cane può essere accettabilmente chiara per noi ma estremamente sottile, o assente, per lui.

Il maltrattamento di un cane è spesso associato a comportamenti violenti e socialmente inaccettabili, come picchiare molto violentemente l’animale, privarlo di cibo o acqua, o tenerlo comunque in condizioni di estrema sofferenza. Questi atti hanno sicuramente un forte impatto psicologico e fisico sul cane, e per noi è facile riconoscerli.
Il problema sorge quando la nostra abituazione a certi nostri comportamenti, non ci fa più rendere conto che per il nostro cane siamo dei maltrattatori.
Ancora oggi, chi continua a credere nella Teoria del Capobranco, insegna che con i cani serva fermezza, rigore, impassibilità, e tutto questo si trasforma in strattoni col collare a strozzo e altre tecniche punitive basate sulla paura e il dolore. Peccato che si voglia dimenticare che i cani sono esseri emozionali, e tutto questo non è più accettabile nel 2025!

La Teoria della Finestra di Tolleranza delle emozioni

Per comprendere appieno come i cani percepiscano il trattamento umano, è utile riferirsi alla Teoria della Finestra di Tolleranza delle emozioni. Questa teoria suggerisce che le emozioni di un individuo possono essere suddivise in diverse categorie, e che il modo in cui queste emozioni vengono espresse influisce sulle relazioni interpersonali. Per i cani, le emozioni che provano possono essere simili, con frustrazione, rabbia, tristezza e paura che si intrecciano in risposta alle interazioni con gli esseri umani.

Quando un cane si trova in una situazione in cui è trattato male, la sua finestra delle emozioni può chiudersi, portando a comportamenti che possono essere mal interpretati dagli umani. È fondamentale che i proprietari di cani si impegnino a riconoscere e rispettare le emozioni dei loro animali, creando un ambiente in cui il cane si senta al sicuro e compreso.