Approccio Cognitivo-Zooantropologico (CZ)

L’approccio Cognitivo-Zooantropologico (o approccio CZ) è un particolare modo di rapportarsi con gli animali partendo da due presupposti fondamentali, il cognitivismo e la zooantropologia. Non è un metodo ma, appunto, un approccio.


Cognitivismo e Comportamentismo

Nata negli anni ’60, la teoria cognitivista considera il comportamento animale (umano compreso) il risultato di una elaborazione cerebrale degli stimoli provenienti dall’esterno attraverso i nostri sensi. Infatti fino agli anni ’50 esisteva solo la teoria comportamentista (insieme alla teoria della Gestalt), secondo la quale un comportamento è causato direttamente da uno stimolo proveniente dall’esterno, quindi senza che vi sia alcuna elaborazione da parte del cervello, ovvero inconsciamente.

Chi sposa la teoria comportamentista ritiene che il cervello sia come una scatola nera (black box) della quale non è importante il contenuto e il funzionamento. Ciò che si vuole capire è con quale stimolo si ottiene un certo comportamento, e viceversa (il cosiddetto “stimolo-risposta“).

Un “esempio comportamentista” potrebbe essere quello di avere 10 interruttori collegati casualmente a 10 lampadine e porsi come unico obiettivo quello di capire con quale interruttore verrà accesa ogni lampadina. Nient’altro.

Probabilmente questa teoria, come tante altre, è nata per la costante, e spesso assurda, pretesa dell’uomo di dare una spiegazione oggettiva a tutto quello che vede accadergli intorno, “incasellandola” rigidamente per renderla difficilmente discutibile da altri uomini. Inoltre pare evidente come si siano voluti appositamente ottenere specifici risultati per diffondere l’idea che l’apprendimento si basa su logiche di condizionamento mentale.

Infatti, il problema più grande della teoria comportamentista è che, per crearla, è stato necessario NON prendere in considerazione alcuni aspetti fondamentali della mente animale, come ad es. le predisposizioni innate, il libero arbitrio, la soggettività, il “qui ed ora”.

Non è un caso se nelle logiche comportamentiste ci siamo finiti un po’ tutti. Tutti, o quasi, siamo (stati) condizionati (in un altro articolo verrà approfondito l’argomento). Questo ha avuto inizio quando le persone intorno a noi (altrettanto condizionate) non ci hanno permesso di percorrere la via che le nostre emozioni ci indicavano: siccome qualcuno lo ha fatto con noi, noi tendiamo a farlo anche con le altre specie animali.

A differenza del comportamentismo, nel cognitivismo si dà grandissima importanza a quella “scatola nera” dandone, nel contempo, molta meno agli stimoli e alle risposte.

Zooantropologia

Nata intorno agli anni ‘70, la zooantropologia è una scienza che si occupa della relazione tra gli animali non umani (zoo) e l’uomo (antropos). Essa dà al termine “relazione” lo stesso significato di quella tra partners umani ma ponendo l’attenzione su una particolarità importantissima, la diversità (o meglio ancora l’alterità).

Dal punto di vista zooantropologico, la diversità non è mai quella di “migliore di” o “peggiore di”, quindi non c’è mai un confronto competitivo delle nostre capacità rispetto a quelle di un cane, o un gatto, o un cavallo, ecc.
La diversità è invece un dato di fatto che ci obbliga a capire come l’ “altro” (il diverso da noi appunto) percepisce e vive il mondo secondo la sua specie ma anche secondo quello che LUI É in quanto soggetto unico e irripetibile.

Restando in ambito strettamente canino, il primo passo da fare è comprendere che i cani comunicano maggiormente con i movimenti e le posture del corpo (CNV = Comunicazione Non Verbale) mentre noi, quantomeno in maniera consapevole, lo facciamo maggiormente con le parole (CV = Comunicazione Verbale). Questo significa che pian piano dobbiamo sforzarci di imparare discretamente la loro lingua invece di pretendere che siano sempre loro a capire le nostre parole (che spesso ti trasformano in comando*).

Il secondo passo è capire le differenze che ci sono tra i sensi del cane e i nostri; la diversità con la quale noi e loro percepiamo quello che ci circonda è tantissima. Un esempio può essere quello dell’olfatto: tralasciando la capacità/sensibilità olfattiva, è sufficiente capire il gusto olfattivo. Infatti tutto ciò che per noi è profumato per loro è maleodorante (e viceversa). Per questo motivo bisognerebbe evitare l’utilizzo di profumi chimici in casa, in auto, sui vestiti e su noi stessi (discorso a parte meriterebbero gli oli essenziali).

* In una relazione non esistono comandi, quindi non deve esistere il concetto di comando o di comandare il cane a fare qualcosa su nostro ordine.

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