Crocchette e pellets: saper leggere le etichette (e non solo)

Il cibo secco per cani, e gatti, si divide in due grandi categorie: crocchette e pellets.
Questo articolo è specificamente dedicato alla comprensione delle etichette presenti sui sacchi di ambedue i prodotti ma leggendolo si avrà anche una prima idea delle differenze di base che li contraddistinguono.


Le crocchette sono il cibo peggiore che si possa dare ad un cane. E’ praticamente cibo morto.
La loro produzione prevede la lavorazione delle materie prime a temperature tali che le sostanze nutritive in esse contenute si denaturizzano sviluppando addirittura tossicità. Questo è il motivo per cui, a differenza dei pellets, devono essere successivamente additivate.
Le crocchette non sono state ideate per i cani ma per noi. Servono a rendere la nostra vita molto più facile a danno della salute dei nostri cani.

Ingredienti

– Carne fresca di … , carne di …
La definizione legale presente nel Regolamento 853/2004 al punto 1.10 è: “carni che non hanno subìto alcun trattamento salvo la refrigerazione, il congelamento o la surgelazione, comprese quelle confezioni sottovuoto o in atmosfera controllata”.
Quindi la carne era fresca prima di entrare nel processo produttivo.
La particolarità della carne fresca è che la maggior parte dell’acqua che naturalmente contiene, evapora durante la lavorazione. Questo significa che se all’inizio del processo produttivo una carne possiede il 70% di acqua, alla fine della lavorazione ne avrà persa circa il 60%, quindi il peso finale della componente ‘carne’ sarà il 40% del peso totale iniziale: 1 kg di carne – il 60% di acqua = 0,400 kg di carne (essiccata).
1) Quando nella descrizione della composizione di un sacco di crocchette c’è scritto ‘carne fresca 50%’ si deve togliere il 60% da quel 50%, ovvero: 50-60% = 20% di carne finale (essiccata).
2) Quando nella descrizione della composizione di un sacco di crocchette viene riportato ‘carne essiccata 20%’ si deve aggiungere il 150% a quel 20%, ovvero: 20 + 150% = 50% di carne fresca finale.
Questo passaggio è importantissimo per comprendere che se un’etichetta riporta come primi due ingredienti ‘carne fresca 60%’ e ‘riso soffiato 30%’ la quantità di carne reale essiccata (dato che il croccantino è un prodotto secco) sarà del 24% quindi addirittura inferiore alla quantità di riso presente. Però purtroppo la legge permette comunque di mettere la dicitura ‘carne fresca di…’ al primo posto dell’elenco.

– Carne di … disidratata
E’ solo muscolo, quindi vera e sola carne dell’animale pesata dopo l’essicazione.
Per sapere a quanta carne fresca corrisponde si deve aggiungere il 150% a quel 20%, ovvero: 20 + 150% = 50% di carne fresca.

– Pollo disidratato, Farina di carne di … , Farina di …
Può esserci qualsiasi organo del corpo dell’animale più le ossa, quindi non si tratta di una farina di sola carne ma di una farina di carne, organi ed ossa ma non di zoccoli, pelo, corna, piume. Questo è il motivo per cui nei croccantini che riportano l’ingrediente ‘pollo disidratato’ viene poi indicata la presenza del’1-1,5% di calcio. In questo modo il produttore può evitare le diciture ‘calcio aggiunto’ (negli additivi) e soprattutto ‘farina d’ossa’ che è un termine che fa vendere meno rispetto a ‘pollo disidratato’.

Nell’umido, la carne disidratata (che sia farina di carne ed ossa oppure farina di sola carne) viene solitamente indicata come ‘carne e derivati’: essa viene reidratata per ottenere il cibo umido.
Nello specifico, la dicitura ‘farina di …’ indica anche che in quella farina ci sono solo carne e ossa; non ci sono zoccoli, corna, pelo e piume.

– Sottoprodotti di origine animale
Sono gli organi, le ossa, le piume, il becco, le zampe/zoccoli, le corna, ecc. macinati tutti insieme. In poche parole è l’intero animale o quasi (vedi “Idròlisi” più giù nella sezione “Additivi”).

– Pollo, Pollame
Si tratta del muscolo più i sottoprodotti di origine animale (organi, ossa, piume, becco, zampe, ecc.). Sotto questa indicazione vien riportato il peso della carne pesata fresca, quindi, leggendo l’etichetta, può sembrare che ve ne sia una percentuale maggiore sul totale degli ingredienti. Verrà comunque disidratata in seguito.

Le piume, ad esempio, non sono digeribili ma sono comode all’industria mangimistica per aumentare la percentuale della proteina grezza riportata in etichetta nella sezione ‘Componenti analitici’ (vedi *Idròlisi a fine articolo).

– Proteine di … , Proteine isolate di … , Proteine trasformate di …
Questo dicitura significa che da quella carne sono stati tolti sia l’acqua che il grasso mediante centrifugazione o tramite estrazione con solvente: il primo metodo viene preferito per la carne di pesce, il secondo per le altre carni (vedi ‘Olio e grasso’ tra due paragrafi).

Anche questo ingrediente è qualitativamente inferiore all’ingrediente ‘carne di ……’.
Se non espressamente indicate in etichetta, non è possibile sapere da quali parti dell’animale derivino queste proteine.

– Proteine di … disidratate
Sono come le ‘Proteine di …’, ‘Proteine isolate di …’ e ‘Proteine trasformate di …’ con in più l’essiccazione.

– Olio e Grasso
Sono tutti e due dei grassi ma la differenza è che l’olio è una sostanza che resta liquida a temperatura ambiente, mentre il grasso resta denso.

Vengono ricavati per centrifugazione oppure utilizzando un solvente di origine petrolifera che legandosi al grasso/olio lo separerà dalla carne. Il solvente verrà poi estratto per distillazione sottovuoto a ad alte temperature.

– Conservanti
Vengono spesso indicati con la scritta ‘Additivi Reg CE’ oppure ‘antiossidanti’.

Le crocchette secche non hanno bisogno di conservanti per durare a lungo (l’importante è che non prendano forte umidità) ma ne hanno bisogno gli appetizzanti (grassi aggiunti) che quasi sempre gli vengono spruzzati sulla superficie a fine lavorazione.
Gli appetizzanti si riconoscono dall’untuosità che lasciano sulle dita quando tocchiamo le crocchette.

– Diciture generiche
Se un’etichetta riporta semplicemente ‘pollo 20%’, ‘agnello 10%’, ecc. non si può avere alcuna certezza su come quella carne sia stata lavorata. E’ un’indicazione troppo generica e per nulla trasparente.

Componenti analitici

– Proteina grezza
La percentuale delle proteine contenute in una crocchetta deve essere di almeno il 22-24% per un cane adulto e di 27-30% per un cucciolo. Nelle crocchette pressate a freddo è solitamente superiore.

L’origine delle proteine è fondamentale per capirne la qualità, e lo si può fare solo leggendo la lista degli ingredienti. Infatti, il piumaggio del pollo e i peli in generale, hanno moltissime proteine ma il cane non riesce ad assimilarle se non idrolizzate (vedi *Idròlisi a fine articolo). Quindi può capitare che una crocchetta col 24% di proteine grezze ne contenga in realtà molto (o troppo) meno.

– Oli e Grassi grezzi
La loro percentuale varia dal 10% al 20%. Servono a dare energia al cane. Come per noi, pochi grassi fanno perdere peso, troppi grassi si accumulano e fanno ingrassare il cane.

– Fibra grezza
I cani sono carnivori perciò non digeriscono la fibra come gli erbivori. La percentuale nelle crocchette varia dal 2,5% al 5%. La fibra serve a regolare il movimento intestinale: se non è sufficiente arriva la stitichezza, se è troppa arriva la diarrea.

– Ceneri grezze
Nelle etichette degli alimenti per umani sarebbero i sali minerali. Costano poco e le industrie mangimistiche ne abbondano. Una crocchetta che ne contiene più del 7% può probabilmente non avere un’alta qualità. Vengono chiamati in modo diverso perché quando si analizza un tipo di crocchetta per trovarne la percentuale contenuta, la si deve riscaldare fino a 500 °C. In questo modo tutto brucia tranne i sali minerali che sembrano cenere.

I produttori sono obbligati dalla legge a indicare almeno due minerali, il calcio e il fosforo. Questi si trovano sempre in una percentuale sufficiente dell’1% circa ognuno.

– Carboidrati
Servono per dare energia per il “fare”.
Sono essenziali per la vita dei cani ma non devono essere aggiunti alla loro alimentazione (proprio come avviene in natura). Questo apparente paradosso ha una spiegazione.
I carboidrati non sono solo l’amido contenuto nel grano nell’orzo e nelle patate (detti carboidrati complessi o polisaccaridi) ma ci sono anche i carboidrati semplici (detti monosaccaridi) come il glucosio, il fruttosio e il galattosio che sono quelli che il cane riesce ad assorbire.
Tutti i carboidrati polisaccaridi (sia molto complessi che poco complessi) alla fine di tutto il processo di trasformazione diventano glucosio e di questo ne hanno bisogno soprattutto alcuni organi che in sua mancanza morirebbero; il più importante è il cervello.
I cani riescono a produrre glucosio partendo dalle proteine (gluconeogenesi) ma siccome non risulta che possano avere delle riserve di proteine come invece avviene per i grassi, se l’apporto di proteine mediante l’alimentazione è già basso (diversamente da quello che avviene con la barf) l’organismo potrebbe avere un calo di proteine che sono i mattoni che costituiscono materialmente il nostro corpo. Quindi se il cane non mangia sufficienti quanti di carne cruda bisogna aggiungere un po’ di carboidrati.
Come quantità può andare indicativamente bene il 15-20%, certamente non il 50% come si trova in tantissime crocchette.
E’ molto raro trovare in etichetta i carboidrati perché la legge non obbliga i produttori a inserirli, ma è possibile calcolarli con la seguente formula: 100 – 14 – proteine grezze – oli e grassi grezzi – fibre grezze – ceneri grezze. 100 è il 100% della composizione di una crocchetta, mentre 14 è la percentuale media di acqua ancora contenuta al suo interno.
E’ bene sapere che i grassi non possono trasformarsi in carboidrati ma i carboidrati possono trasformarsi in grassi, perciò troppi carboidrati non fanno altro che ingrassare il nostro cane.

Additivi

Nell’art. 2 del Regolamento 1831/2003 gli additivi per mangimi sono descritti come “sostanze, microrganismi o preparati, diversi dai mangimi e dalle premiscele che sono intenzionalmente aggiunti agli alimenti per animali o all’acqua al fine di svolgere, in particolare, una o più tra le funzioni di cui all’articolo 5 paragrafo 3. I processi industriali (soprattutto le alte temperature) ai quali sono sottoposti gli ingredienti contenuti in una crocchetta annullano e/o modificano alcune sostanze che è possibile trovare solo negli stessi ingredienti ma freschi”. Per questo motivo è “obbligatorio” additivare le crocchette per evitare che al cane manchino alcune sostanze fondamentali.
Questa è l’assurdità del prodotto ‘crocchetta’, in cui prima si eliminano le sostanze naturali già presenti nell’alimento e poi se ne aggiungono di simili ottenute industrialmente.
Non tutti gli additivi servono a compensare quello che si è perduto nel processo produttivo. Alcuni di essi servono a rendere più gustosa la crocchetta per convincere più cani possibile a mangiarla, altri sono conservanti, altri nutrizionali.
La legge non obbliga le aziende a specificare i tipi di additivi utilizzati quando si tratta di conservanti, antiossidanti e coloranti.
Gli additivi per crocchette per cani si dividono in:
– additivi organolettici (coloranti e aromatizzanti-appetizzanti);
– additivi nutrizionali (vitamine e sali minerali);
– additivi zootecnici (prebiotici e probiotici).
Questi sono gli additivi più comuni che vengono aggiunti alle crocchette:
– vit. E, vit. C, acido citrico, olio di rosmarino (sono conservanti naturali);
– antiossidanti BHT, BHA. Sono quelli compresi tra E300 ed E322 e sono ritenuti potenzialmente cancerogeni (sono conservanti chimici);
– addensante naturale gomma di Guar;
– addensanti sintetici (polifosfonati) E450, E451;
– glutammato da E600 a E699 per aromatizzate-appetizzare. Sono ritenuti potenzialmente cancerogeni;
– coloranti da E100 a E199, alcuni sono tossici. Il loro utilizzo è unicamente estetico e commerciale, ovvero per attrarre maggiormente il proprietario all’acquisto.
I coloranti inseriti nel Regolamento (CE) n. 1333/2008 sono ammessi in Italia anche se alcuni non sono consentiti in altri continenti.

Altro

– Perché la carne viene disidratata e sfarinata?
E’ risaputo che uno dei metodi di conservazione più efficaci è la disidratazione. Per poter avere una scadenza di almeno 6 mesi le crocchette devono essere prodotte da materie prime aventi una umidità inferiore al 6% e una granulometria inferiore a 2 millimetri.

– Temperatura
A partire da 50 °C si iniziano a disgregare e a rovinare le sostante nutritive di qualsiasi alimento animale e vegetale.
A temperature di 60-65 °C, le sostanze (le proteine e tutto il resto) si denaturizzano e si avrà l’unico vantaggio di una digestione più facilitata. Lo svantaggio è che le proteine si saranno già annullate.
A temperature superiori a 100 °C si possono invece liberare idrogeno e solforato. In poche parole, oltre questa temperatura, le crocchette incominciano ad avere i primi livelli di tossicità; quasi tutte le crocchette vengono cotte ad una temperatura di almeno 130 °C perché richiede meno tempo rispetto a temperature inferiori.
Comunque la si voglia mettere, in natura non esiste il cibo cotto, nessun animale cuoce il cibo prima di mangiarlo. Per questo gli animali (noi compresi) sono crudisti.
Non è un caso che la temperatura di essicazione massima ammessa nelle diete crudiste umane è 42 °C, ovvero la temperatura oltre la quale muoriamo per colpo di calore.

– Differenza tra Pressatura a freddo ed Estrusione
La pressatura a freddo (quella vera) consiste nel pressare a bassa pressione e a circa 32 °C gli ingredienti precedentemente trasformati in farina. In questo modo si possono ottenere delle crocchette pellettizzate più ricche di sostanze nutritive. Queste non aumentano di volume nello stomaco e non danno finta sazietà e gonfiore.

Con l’estrusione, invece, gli ingredienti vengono mescolati e pressati ad alta pressione in una sorta di tubo metallico che raggiunge temperature altissime per un cibo, circa 130-150 °C e oltre. Alla fine del tubo si trova l’estrusore con la trafila e il coltello rotante che taglierà il composto in piccolo pezzi (le crocchette) come avviene per la produzione della nostra pasta. Successivamente le crocchette vengono asciugate in un essiccatore a circa 200 °C.
Altri metodi usati dai produttori di crocchette di qualità leggermente superiore, prevedono temperature di 90 °C e pressioni un po’ più basse, ma si tratta pur sempre di temperature molto alte.
Tutti, o quasi, gli ingredienti che concorrono alla produzione di una crocchetta vengono surriscaldati, essiccati, sfarinati e ovviamente pressati, quindi il prodotto finale non sarà mai minimamente paragonabile ad un alimento fresco come la barf. Ecco perché diventa obbligatorio integrare le crocchette con degli additivi.

– Idròlisi
Le proteine contenute negli alimenti che tutti mangiamo devono essere scomposte in aminoacidi per essere assorbite. Questo processo si chiama idrolisi. Le proteine, infatti, sono formate da catene di aminoacidi lunghissime che il processo chimico di idrolisi spezzetta sempre più fino ad ottenere singoli aminoacidi. L’idrolisi avviene in maniera naturale nell’intestino grazie agli enzimi.

Il processo di idrolisi può essere riprodotto in laboratorio con uno dei metodi descritti nel Regolamento (UE) 2017/1017: (…) acqua, calore/pressione, enzimi o acidi/alcali.
Nell’industria mangimistica, le proteine per idrolisi si ottengono immergendo le parti animali (sottoprodotti) in vasche contenenti anche enzimi che le digeriscono artificialmente. Ciò che si otterrà alla fine del processo sarà una farina di proteine idrolizzate che verrà aggiunta al processo produttivo della crocchetta.
La normativa chiede alle aziende di produrre idrolizzati partendo da sottoprodotti di origine animale ma a pag. 132 del libro ‘Encyplopedia of Canine Clinical Nutrition’ dell’azienda Royal Canin viene dichiarato che ‘Hydrolyzed protein diets are also available and these are based either on chicken or soy protein’ (Sono disponibili anche diete proteiche idrolizzate che si basano su proteine ​​di pollo o di soia).
La parte del pollo che più viene usata per ottenere il suo idrolizzato è il piumaggio. Perché le piume? I motivi sono due:
1) il processo di idrolisi deve essere mirato al tipo di parte animale che si vuole idrolizzare, quindi può avere costi molto alti perché è sempre diverso;
2) la carne viene già inserita nel processo produttivo di una crocchetta sotto altre forme più economiche (carne di … , farina di carne di … , ecc.), quindi siccome le piume non sono digeribili, per non essere buttate vengono idrolizzate rendendole “pre-digerite”.
Vantaggi dell’idrolisi
Essendo le proteine idrolizzate delle proteine “pre-digerite”, gli allergeni, che sono soprattutto proteine in grado di scatenare reazioni allergiche, non vengono riconosciute dal sistema immunitario che quindi non va in allarme.

Altro vantaggio è un maggior assorbimento vitaminico (come meno sforzo) in quei cani che non hanno un apparato digerente in perfetta salute.
Svantaggi dell’idrolisi
Se da un lato un mangime composto da proteine idrolizzate può eliminare un problema di allergia alimentare, dall’altro non permette di capire a quale tipo di proteina il cane è allergico. Questo è un aspetto da non sottovalutare per diversi motivi:

1) prima di tutto è bene sapere a cosa è allergico un cane per essere consapevoli delle crocchette che possiamo e non possiamo dargli (se ad es. è allergico al pollo, perché dobbiamo negargli anche il manzo, l’agnello, il coniglio, ecc.?);
2) sapendo quale cibo non gli fa male, sarà possibile, eventualmente, curare una grave patologia che non è curabile con le crocchette (quindi curabile con dieta casalina o barf) dandogli immediatamente delle carni che sappiamo non fargli male;
3) Un altro aspetto è che non è sicuramente salutare che un cane mangi per tutta la vita crocchette con sole proteine idrolizzate, anche perché sono quasi certamente derivanti soltanto da piume e soia.

FONTI
video
–  Video del Dr. Valerio Guiggi.
siti internet
“Informazioni utili e consigli” di Bianco – line natural pet food.
“L’abbecedario del cibo per animali” di Naturavetal.
“Come leggere le etichette dei croccantini per cani e gatti: la tabella nutrizionale” del Dr. Valerio Guiggi.


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